Blue Whale: una “sfida” che spinge gli adolescenti all’autolesionismo

Blue Whale è la sfida social che spinge i ragazzi ad affrontare 50 prove estreme in 50 giorni Nonostante numerose segnalazioni, l’esistenza del fenomeno di cyber crime  in Italia non è, al momento, verificata. Ma non si esclude che la presenza online di gruppi di istigatori relativo al fenomeno Blue Whale. Blue Whale: il “gioco” che parte dai Social È […]

Blue Whale è la sfida social che spinge i ragazzi ad affrontare 50 prove estreme in 50 giorni

Nonostante numerose segnalazioni, l’esistenza del fenomeno di cyber crime  in Italia non è, al momento, verificata. Ma non si esclude che la presenza online di gruppi di istigatori relativo al fenomeno Blue Whale.

Blue Whale: il “gioco” che parte dai Social

Blue Whale: il “gioco” che parte dai Social

È stato inopportunamente chiamato “gioco”. E consiste nel compiere una serie di gesti al limite, come camminare sull’orlo dei binari. Un’azione da immortalare e condividere online. L’ultima prova è quella di togliersi la vita.

Si viene ingaggiati tramite i Social Network: Instagram, WhatsApp, Facebook.  Ad orchestrare tutte le operazioni, vi è un “curatore”. Egli ha il compito di guidare i ragazzi psicologicamente vulnerabili prova dopo prova, dopo averli convinti di possedere informazioni che possono far male alla loro famiglia. Chi partecipa alla sfida si provoca, prima di tutto, dei tagli alle braccia  pubblicando post contrassegnati dall’ #f57.

Blue Whale: un fenomeno mediatico o una pura realtà?

Quanto c’è di vero nel fenomeno Blue Whale? E quanto la diabolica sfida lanciata in rete dal Moby Dick forse inventato da un gruppo di teenager russi, sarebbe responsabile degli atti di autolesionismo che alcuni adolescenti italiani hanno iniziato a postare su Internet?

Lo smarrimento è grande. L’ansia degli adulti cresce. Così come emergono dibattiti per capire se se sia giusto o meno parlare di “Blue Whale”, con il rischio di ispirare drammatici gesti di emulazione.

Il rischio di emulazione purtroppo esiste. Inutile negarlo. Lo sappiamo: un suicidio o un tentativo di suicidio, quanto più è spettacolarizzato più fa presa nelle menti fragili. E non c’è soltanto la Balena Blu con i suoi rituali. Pensate ai selfie estremi, a chi cammina sui binari. Quindi bisogna parlarne sì di questo fenomeno ma senza enfasi. Senza indulgere nei particolari.

Blue Whale o Cutting?

Blue Whale o Cutting?

La rete non fa altro che parlare di questo fenomeno ormai molto diffuso. Come anche tra gli adolescenti è diventato un tema molto discusso. Si tratta di un fenomeno che gira da anni. Si chiama cutting.

Il cutting è una pratica consistente nel tagliarsi la pelle con  lamette o qualsiasi altro oggetto affilato, come chiodi, forbici, coltelli, pezzi di vetro. Senza però avere l’intenzione di uccidersi. E’ una vera e propria forma di autolesionismo attuata in modo deliberato e ripetitivo. Tra gli adolescenti è molto diffusa. E fotografare le proprie ferite e postarle fa parte del rito.

Come combattere queste pratiche di autolesionismo con i propri figli?

Gli adolescenti che si imbattono anche per curiosità in queste tragiche e distruttive pratiche stanno chiedendo aiuto perché soffrono dentro. Essi preferiscono il dolore fisico al dolore mentale. E così fanno in modo che il dolore fisico prenda il posto di quello mentale.

Le ferite inflitte sul corpo sono un mezzo estremo con cui lottare contro la sofferenza psicologica.

I genitori devono innanzitutto parlare con i propri figli. Capire in che modo vivono questo fenomeno così diffuso in rete. Ma senza troppa enfasi. Anzi facendosi spiegare proprio dai loro ragazzi di cosa si tratta e cosa ne pensano.

Riassunto
Blue Whale: una “sfida” che spinge gli adolescenti all’autolesionismo
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Blue Whale: una “sfida” che spinge gli adolescenti all’autolesionismo
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Tra i fenomeni di cyberbullismo spunta il Blue Whale che, nonostante sia un fenomeno sottovalutato, potrebbe mettere a rischio i più giovani.
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Rossana Nardacci

Laurea Magistrale in Informazione, Editoria e Giornalismo presso L’Università Roma Tre. Mi occupo principalmente di Content Marketing e Social Media Marketing per aziende e liberi professionisti, redigo testi Seo Oriented e curo le strategie per blog aziendali.

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