Sarà possibile recuperare il gap industriale che ci separa dagli altri Paesi?

Industria 4.0: quale sarà il ruolo industriale dell’Italia?

Industria 4.0: quale sarà il ruolo industriale dell’Italia?

Qualche giorno fa abbiamo parlato dell’industria 4.0 e del gap che ci separa dagli altri Paesi industrializzati. Oggi vorremmo fare qualche riflessione in più sull’argomento che coinvolgerà tutti e in modo particolare le nuove generazioni.

Nell’immediato dopoguerra l’Italia è stata una delle principali protagoniste del boom industriale, della ricerca e dell’innovazione. Una protagonista assoluta nell’intero panorama mondiale.  Molti prodotti sono stati scoperti e lanciati dal Belpaese. Pensa alle materie plastiche, al design, alla Fiat 500 che ha giocato un ruolo fondamentale nel motorizzare le famiglie italiane.

Ma se pensiamo ora all’attuale situazione, che cosa scopriamo?

Che siamo usciti dal ranking dei Paesi innovatori, che non escono più prodotti geniali dalle nostre fabbriche. A pensarci bene, di tutti i prodotti e di tutte le cose che negli ultimi venti anni hanno contribuito a migliorare la vita delle masse e hanno letteralmente rivoluzionato il nostro stile di vita, quante sono state inventate o prodotte in Italia? Non crediamo di sbagliare se diciamo nemmeno una. Se pensiamo ai pc, agli smartphone, ai led, ai motori elettrici, che parte ha avuto il nostro Paese nel loro sviluppo? Praticamente non ha dato alcun contributo.  Abbiamo perso terreno, abbiamo perso tempo, forse ci siamo cullati troppo sui nostri successi.

Nel frattempo altri Paesi sono emersi, hanno investito risorse, hanno creato dei colossi industriali nemmeno lontanamente paragonabili alle nostre industrie. Traina le nostre esportazioni la meccanica strumentale, ma solo perché è l’unico settore che ha tenuto botta alla concorrenza internazionale e che si è costantemente aggiornata ed evoluta.

Forse la criticità sta nella misura delle nostre imprese?

Sappiamo che l’Italia è caratterizzata da imprese medio-piccole, spesso a carattere familiare. Sono la nostra risorsa, quella che ci caratterizza e che ci rende unici al mondo, che garantisce l’unicità delle nostre produzioni e, spesso, ci fa primeggiare per la qualità artigianale dei nostri manufatti. Probabilmente, però, questa dimensione limitata impedisce alle nostre imprese di fare ingenti investimenti in ricerca e innovazione, escludendole di conseguenza da quei segmenti industriali più innovativi. Settori industriali che nell’immediato futuro saranno anche quelli più redditizi e con più alto tasso di crescita. Questa situazione deve allarmarci perché, tradotta in termini semplici, significa che nel prossimo futuro saremo tagliati fuori dalla cerchia dei Paesi leader dell’industria mondiale.

Quale può essere allora la nostra strategia?

Certamente non quella di entrare di prepotenza pretendendo di colmare gap tecnologici insormontabili. Sappiamo che in molti settori le nostre industrie non potranno mai competere con i colossi di altri Paesi. Però, possiamo fare in modo che le nostre medio-piccole imprese, grazie anche alle politiche di governo recentemente emanate in merito all’industria 4.0, si ritaglino un posto nel panorama mondiale dei processi produttivi moderni. Un posto che sarà da comprimari, ma possiamo farlo in maniera intelligente utilizzando le nostre peculiarità.

Un esempio: l’industria automobilistica

Facciamo l’esempio dell’industria automobilistica, che vede gli Stati Uniti con Tesla, l’Europa con Volkswagen e Volvo, e la Cina, impegnate nello sviluppo di quello che sarà il motore del futuro e l’auto elettrica. Si stima che circa 20 milioni di auto elettriche circoleranno già nei prossimi cinque anni. Causa l’inquinamento del nostro pianeta, che spinge i produttori di auto ad immettere sul mercato al più presto la nuova tecnologia. Di sicuro l’Italia non può annoverarsi fra i Paesi che possono competere sul mercato delle auto elettriche: non ha mai varato un piano in tal senso. Però ha una lunga tradizione nel campo della componentistica, quindi dovrà adattare le proprie produzioni alle nuove tecnologie. Ecco, qui stà il punto: adottare l’industria 4.0 nelle nostre piccole imprese, facendo in modo che si adeguino a quelle trasformazioni che il settore richiede.

Occorre rapidamente stilare un programma che preveda di legare le nostre imprese alle grandi industrie automobilistiche mondiali. E questo disegno varrà per l’industria dell’auto come per tutti glia altri settori. Sarà vitale mettere subito in pista una politica che valorizzi le nostre imprese domestiche, adeguandole alle esigenze delle industrie mondiali.

Rafforzamento della piccola e media impresa

Proprio perché non abbiamo dei colossi dediti all’innovazione ma delle aziende medio piccole con enormi potenzialità nel loro specifico mercato, il piano industriale dovrà prevedere il loro rafforzamento. Le imprese dovranno adattarsi ai nuovi modelli produttivi dettati dalle grandi industrie con le quali si intenderà collaborare. In sostanza, quello che vogliamo dire, è che non possiamo permetterci di subire il progresso degli altri Paesi. Spetta a noi costruire un futuro delineando rapidamente una politica industriale che tenga conto delle caratteristiche delle nostre imprese.

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Sarà possibile recuperare il gap industriale che ci separa dagli altri Paesi?
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Sarà possibile recuperare il gap industriale che ci separa dagli altri Paesi?
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Umberto Benedetti

Ho maturato una solida esperienza di 19 anni in aziende di rilevanza nazionale e multinazionali nel settore delle vendite. Sono esperto in pianificazione e organizzazione. Ho sviluppato vaste esperienze nella comunicazione, nella gestione delle Risorse Umane e nel Problem Solving.

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