Perché l’Italia è il più grande produttore di moda al mondo

A mio avviso l’India farebbe bene a guardare all’Italia come ad un modello per lo sviluppo futuro della sua industria tessile. Credo che molti non mi prenderanno seriamente dopo questa affermazione. Ammettiamolo! Tutti sanno che l’Italia produce Ferrari, Lamborghini, Maserati ma anche gli abiti per i ricchi possessori di quelle auto. Invece, il controllo del settore tessile, oggi e in futuro, sarà probabilmente una lotta tra sei big: Cina, Bangladesh, Vietnam, Turchia Indonesia e Cambogia.

Ma, se diamo un’occhiata ai dati, secondo il centro internazionale di commercio (un’agenzia congiunta dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e dell’ONU), a partire da 2016, l’Italia è il quarto esportatore mondiale di abbigliamento, davanti all’India, alla Turchia, all’Indonesia ed alla Cambogia.

Made in Italy: marchio fashion di maggior successo al mondo

Tutti i Paesi che vogliono e vorranno primeggiare nell’industria tessile della moda, devono chiedersi come e perché l’Italia ha successo in questo settore. Diversi a mio avviso i fattori determinanti:

  1. L’industria italiana è strutturata per produrre moda. In Italia hanno sede 50.000 fabbriche di abbigliamento, per lo più a conduzione familiare, e PMI. Andate in una fabbrica a Prato e chiedete quali sono i loro minimi di produzione per un maglione. Probabilmente produrrà non più di 50 pezzi perché lavora per piccole boutique. Questo non solo la rende un fornitore di moda ideale, ma le permette soprattutto di osservare e seguire meglio le ultime tendenze. Secondo l’associazione nazionale cinese di abbigliamento,(CNGA), in Cina ci sono presumibilmente circa 100.000 fabbriche di abbigliamento. L’Università di New York ha invece calcolato che in Bangladesh ce ne siano 7000, tra grandi e piccole. Provate ora a chiedere ad un merchandiser cinese di accettare un ordine di 50 capi: di sicuro vedrete uno sguardo di smarrimento!
  2. L’Italia è sede dell’industria tessile di maggior successo al mondo, di conseguenza le fabbriche d’abbigliamento italiane hanno accesso ai più ricercati e migliori tessuti moda. Uno dei fattori più rilevanti dell’industria tessile italiana, infatti, è che lavora sul concetto della cooperazione fra produttori di tessuti e fabbriche di abbigliamento. Ciascun partner riconosce che il proprio futuro dipende dal successo dell’altro.  Anche in Cina e in Turchia, quando i produttori di tessuti stringono una relazione di tipo cooperativo con i produttori di abbigliamento, entrambi riscuotono successo. È facile allora capire perché i Paesi in cui la produzione tessile locale è limitata, come il Vietnam, il Bangladesh e l’Indonesia, hanno tassi elevati di importazioni tessili. E saranno sempre costretti ad importare, perché le loro produzioni tessili non sono di qualità. Diversa, invece, la situazione dell’industria tessile indiana: è molto grande e ben sviluppata, ma non produce neppure lei tessuti di qualità. Tuttavia, di tutti i paesi esportanti abbigliamento, l’India ha il tasso più basso di importazioni di tessuto. Il problema dell’India deriva da una serie di barriere non tariffarie, deriva dalla volontà esplicita di utilizzare nelle produzioni di abbigliamento esclusivamente tessuti locali di scarsa qualità.
  3. Il popolo italiano ha uno stile innato, ha l’eleganza nel suo dna. Percorrete una qualsiasi strada a Roma, Firenze o Milano e osservate la gente. Sia gli uomini che le donne sono tra le persone meglio vestite al mondo, e non è solo un’esclusiva dei ricchi. Questo senso estetico è quasi genetico, fa certamente parte della cultura. Molti Paesi ospitano Mostre internazionali di tessuti e di abbigliamento, visitate da importatori e buyers. Tuttavia, c’è un mondo di differenza tra il Magic di Las Vegas, il Festival della moda di Hong Kong, Interstoff di Francoforte e le grandi mostre italiane. Pitti filati, Pitti uomo, Pitti bimbo e Pitti donna sono più che semplici eventi di settore: sono esempi di stile, di vita culturale. I filati possono essere di poco interesse per chiunque non sia del settore, ma è una vera opera d’arte la loro qualità e come si presentano. La cultura estetica italiana permea l’intera società, dalle persone più abbienti a quelle con meno disponibilità. Per un italiano un capo di abbigliamento non è solo un prodotto ma piuttosto qualcosa che ha valore in sé. Per una qualunque fabbrica di abbigliamento asiatica, la qualità significa semplicemente produrre capi senza difetti, seguendo alla lettera le specifiche delle schede tecniche fornite dall’azienda committente. Anche se tecnicamente corretto, questo non significa produrre moda, ancor meno di qualità. La differenza tra la fabbrica asiatica e la produzione italiana, è che la fabbrica asiatica cuce semplicemente dei capi, mentre la fabbrica italiana assicura che quei capi abbiano un valore grazie a tessuti di alta qualità, e che lo conservino nel tempo. Il consumatore non può capire come viene prodotto un indumento, ma preferisce un capo Made in Italy perché è stato realizzato in Italia, secondo lo stile di vita italiano.
  4. La concezione italiana della fabbrica è differente. Una fabbrica italiana di abbigliamento sembra più un’attività di famiglia che un’industria su larga scala. Il marito gestisce il lato business, la moglie gestisce gli aspetti operativi, mentre i figli sono in formazione continua perché rappresentano la generazione successiva. La fabbrica italiana è interamente votata al prodotto. Se si entra in uno di questi laboratori, vi assicuro che spesso si sente la moglie lamentarsi perché i lavoratori di oggi non hanno più la capacità o l’interesse a produrre capi di qualità. Eppure, dopo un periodo di tempo piuttosto breve, la moglie riesce a inculcare a questi nuovi lavoratori, molti dei quali sono stranieri, quelle competenze necessarie e la passione. Il risultato è una fabbrica italiana dallo standard di qualità elevatissimo. Non accetta di produrre seguendo lo standard del cliente, perché il cliente sa che lo standard della fabbrica è almeno uguale, se non più alto, di qualunque standard possa imporle.

Il successo dell’Italia si basa quindi su quattro vantaggi principali:

  • Piccole fabbriche flessibili;
  • Un’industria tessile cooperativa;
  • Lavoratori ben addestrati con grandi competenze e passione

Ma soprattutto:

  • Una gestione in cui si riconosce che il patrimonio più grande della fabbrica sono le persone che ci lavorano.

Cina, India, Bangladesh e gli altri Paesi emergenti potranno pure produrre milioni di capi per un consumo di massa, ma non saranno mai in grado di eguagliare lo stile e la qualità italiana, perché fanno parte della nostra cultura unica al mondo, che è nel nostro dna.

Umberto Benedetti

Ho maturato una solida esperienza di 19 anni in aziende di rilevanza nazionale e multinazionali nel settore delle vendite. Sono esperto in pianificazione e organizzazione. Ho sviluppato vaste esperienze nella comunicazione, nella gestione delle Risorse Umane e nel Problem Solving.

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