Licenziamento di un collaboratore: quando e come occuparsene

Quando il rapporto con un tuo collaboratore si inclina devi prendere una decisione irrevocabile: il licenziamento!

Il licenziamento di un collaboratore è sempre un momento triste ma spesso necessario.

Nel reality americano The Apprentice, Donald Trump ha varie volte pronunciato la frase “sei licenziato!”. E sembrava che lo facesse con estrema semplicità. Ma chiunque si sia trovato nella situazione di dover licenziare un collaboratore, sa bene quanto sia difficile pronunciarla quella frase!  Ed è ancora più complicato quando si avvia una startup e lo si deve fare per la prima volta con i primi dipendenti. E diventa ancora più difficile, ancora più doloroso, quando si cercano delle scuse pur di non farlo.  Si pensa che forse è solo un periodo negativo, che forse migliorerà il mese prossimo.  E poi c’è la scusa principale per non farlo: il dipendente occupa quella posizione fin dall’inizio dell’attività, c’è praticamente da sempre…

Non indugiare mai! Il licenziamento di un collaboratore deve essere rispettoso ma irrevocabile!

Ma nessun argomento dovrebbe farti indugiare dal licenziare un dipendente, se questo è un elemento negativo per la tua azienda. Riporto alcuni punti che indicano quando è il momento di dire basta, non è più possibile proseguire con questa collaborazione.  Ce ne sarebbero anche altri a mio avviso, ma questi indubbiamente sono quelli da considerare per primi:

1. È stato superato un confine etico o morale

Warren Buffett diceva che avrebbe avuto comprensione se la sua azienda avesse perso denaro per attività non andate bene, ma sarebbe stato spietato se la sua azienda avesse perso la reputazione. Chiunque ricorre a mezzi non proprio leciti o a pratiche discutibili, anche se dice di farlo per il bene o l’interesse dell’azienda, deve essere mandato via. Non si può rischiare uno scandalo o perdere la credibilità del mercato e dei clienti. La fedeltà del collaboratore e il rispetto di un etica professionale sono i tasselli fondamentali del puzzle.

2. Le prestazioni lavorative non mostrano alcun miglioramento, neanche dopo averne parlato col dipendente

Le scarse prestazioni normalmente dipendono da due motivi: o il dipendente non vuole cambiare atteggiamenti oppure non ha le competenze per svolgere le sue mansioni. In entrambi i casi, sia l’incapacità di cambiare che la carenza di competenze, sono deleteri per un’organizzazione e ne minano profondamente il funzionamento.

3. Influiscono negativamente sulla produttività dei colleghi o sul loro morale. Unica soluzione il licenziamento.

I dipendenti con scarse capacità e scarse competenze, di solito chiedono l’aiuto e la collaborazione dei colleghi più performanti e capaci. La collaborazione va bene se avviene in un contesto di crescita reciproca, fra dipendenti con competenze differenti, volano di arricchimento all’interno di un gruppo di lavoro. Non va assolutamente bene se  è una costante, se i dipendenti con scarse capacità cercano regolarmente l’aiuto dai colleghi più abili.  In tal caso il tempo di questi ultimi sarà assorbito dalla risoluzione dei problemi dei colleghi più improduttivi. Generando in loro frustrazione per il dover costantemente intervenire a rimettere a posto i cocci dei colleghi sottoperformanti.

4. I clienti e i fornitori si lamentano del dipendente

Se si lavora nell’ambito dei servizi, o comunque dei beni immateriali, il successo commerciale dell’azienda, specie all’inizio, dipende tantissimo dall’esperienza che facciamo vivere al cliente. Idem se si è intermediari fra i clienti finali e i fornitori. Immaginate se un cliente o un fornitore inizi a lamentarsi di un vostro collaboratore. E’ probabile che dopo qualche tempo quel cliente lo perdiate o che quel fornitore inizi a farvi storie. Occorre, quindi, avere tolleranza zero nei confronti dei dipendenti che mettono a rischio le buone relazioni che si sono instaurate.

5. Ci sono altre risorse sul mercato più qualificate

E’ lo spinoso problema delle startup: inizialmente ci sono poche risorse finanziarie e molto spesso si ricorre al lavoro di amici, parenti e conoscenti. Costano poco, ma non sono neanche le risorse più qualificate per fare quel lavoro. Ma, si sa, quando il denaro scarseggia si deve ricorrere ad ogni mezzo possibile.  Poi l’azienda cresce, si espande, e finalmente si hanno le risorse per assumere dei talenti. E qui iniziano i problemi: si seguitano a tenere i dipendenti storici oppure si inizia a sostituirli con quelli che hanno maggiori competenze e professionalità? Il nostro consiglio è quello di non indugiare: sostituire i vecchi dipendenti con quelli più performanti. Farlo certamente con delicatezza, gradatamente, ma farlo a prescindere da ogni altra considerazione.

Facci sapere cosa ne pensi e se sei d’accordo con quanto detto. Ti fermerebbe dal licenziamento il sentimentalismo o preferiresti tenere in azienda un collaboratore che crea problemi?

 

Riassunto
Licenziamento di un collaboratore: quando e come occuparsene
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Licenziamento di un collaboratore: quando e come occuparsene
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Quando il rapporto con un tuo collaboratore si inclina devi prendere una decisione irrevocabile: il licenziamento!
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Umberto Benedetti

Ho maturato una solida esperienza di 19 anni in aziende di rilevanza nazionale e multinazionali nel settore delle vendite. Sono esperto in pianificazione e organizzazione. Ho sviluppato vaste esperienze nella comunicazione, nella gestione delle Risorse Umane e nel Problem Solving.

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