Momo, che paura! Ma è tutto un fake..

L’anno scorso si è molto parlato del Blue Whale, il gioco in Rete che, secondo alcuni, avrebbe fatto vittime tra adolescenti, soprattutto in Russia, da dove era partito, inducendoli a suicidarsi dopo un crescendo di prove di coraggio. L’allarme non era giustificato perchè di casi ricollegabili con certezza al Blue Whale ce ne era stato […]

L’anno scorso si è molto parlato del Blue Whale, il gioco in Rete che, secondo alcuni, avrebbe fatto vittime tra adolescenti, soprattutto in Russia, da dove era partito, inducendoli a suicidarsi dopo un crescendo di prove di coraggio.

L’allarme non era giustificato perchè di casi ricollegabili con certezza al Blue Whale ce ne era stato solo uno; il rischio, semmai, è stato l’effetto emulazione.

Ma in cosa consiste il Blue Whale?

È stato inopportunamente chiamato “gioco”. E consiste nel compiere una serie di gesti al limite, come camminare sull’orlo dei binari. Un’azione da immortalare e condividere online. L’ultima prova è quella di togliersi la vita.

Si viene ingaggiati tramite i Social Network: Instagram, WhatsApp, Facebook.  Ad orchestrare tutte le operazioni, vi è un “curatore”. Egli ha il compito di guidare i ragazzi psicologicamente vulnerabili prova dopo prova, dopo averli convinti di possedere informazioni che possono far male alla loro famiglia. Chi partecipa alla sfida si provoca, prima di tutto, dei tagli alle braccia  pubblicando post contrassegnati dall’ #f57.

Lo smarrimento è grande. L’ansia degli adulti cresce. Così come emergono dibattiti per capire se se sia giusto o meno parlare di “Blue Whale”, con il rischio di ispirare drammatici gesti di emulazione.

Il rischio di emulazione purtroppo esiste. Inutile negarlo. Lo sappiamo: un suicidio o un tentativo di suicidio, quanto più è spettacolarizzato più fa presa nelle menti fragili. E non c’è soltanto la Balena Blu con i suoi rituali. Pensate ai selfie estremi, a chi cammina sui binari. Quindi bisogna parlarne sì di questo fenomeno ma senza enfasi. Senza indulgere nei particolari.

Quest’anno abbiamo un nuovo caso, il Momo Game

Si tratta di un altro “social game”associato alla foto di un personaggio inquietante, dagli occhi tondi ed il naso da uccello: Momo, appunto. Dicono che mandi messaggi sui cellulari nel cuore della notte intimando di sottoporsi a prove  di diversa natura e nel caso non si ubbidisca la sua ira si scatenerà..

Ovviamente è un falso: la fotografia utilizzata sul web è quella di “The Bird Mother”, una scultura esposta in un museo e non esistono casi verificati in cui “Momo” abbia inviato messaggi con precise richieste ai destinatari.

Si ipotizza che la foto sia circolata per scherzo, magari in seguito ad un furto di dati (state attenti ai siti in cui vi chiedono il numero di telefono!).

Sul web queste narrazioni si chiamano “creepypasta” e sono delle storie da brivido che vengono raccontate per procurare allarme e spaventare chi ci crede.

 

Il nostro invito, rivolto a tutti i ragazzi, è quello di non farsi assolutamente coinvolgere e suggestionare. Raccomandiamo anche le famiglie di controllare  sempre con attenzione l’attività social dei propri figli, soprattutto se adolescenti.

 

Rossana Nardacci

Laurea Magistrale in Informazione, Editoria e Giornalismo presso L’Università Roma Tre. Mi occupo principalmente di Content Marketing e Social Media Marketing per aziende e liberi professionisti, redigo testi Seo Oriented e curo le strategie per blog aziendali.

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