Obsolescenza programmata: teoria complottista o c’è qualcosa di vero?

Riflessioni e tesi complottiste sull'obsolescenza programmata. Secondo te perché ai nostri giorni si rompe tutto così facilmente?

Obsolescenza programmata: le cose non le fanno più come una volta

L’obsolescenza programmata riduce la vita degli apparecchi e delle parti che li costituiscono. Le cose non le fanno più come una volta…quante volte abbiamo detto questa frase ogni volta che si rompe un elettrodomestico o un attrezzo? Eppure, qualcosa da oltre 100 anni seguita a funzionare e a sfidare il tempo. E’ una lampadina ultracentenaria. Una sorprendente lampadina a incandescenza che da 115 anni  fa luce in una caserma dei vigili del fuoco a Livermore, in California. La si può  anche osservare in una webcam che si aggiorna ogni 30 secondi. Per le nostre generazioni, che hanno perso il conto delle lampadine bruciate che hanno sostituito fin da bambini, la longevità della lampadina di Livermore è un vero rebus.

livermore lampadina

Come ha fatto una lampadina del XIX secolo a durare così tanto?

Se una lampadina a incandescenza costruita con la tecnologia del XIX secolo può durare così a lungo, perché non dovrebbero farlo anche le lampadine del 20 e del 21 ° secolo?  Qui iniziano le teorie complottiste: la lampadina di Livermore è spesso indicata come prova della verità della strategia aziendale nota come obsolescenza programmata. Le lampadine e le varie altre moderne tecnologie potrebbero durare facilmente decenni, come pensano molti. Ma è più vantaggioso costruirle in modo che si rompano prima,  così le aziende hanno vendite assicurate e ripetute per anni.  E’ una sorta di teoria del complotto dell’obsolescenza programmata, come ritengono eminenti professori di marketing. Come Mohanbir Sawhney, professore di marketing presso la Northwestern University.

Certamente c’è del vero, ma fino ad un certo punto perché è anche una diretta conseguenza di quello che i consumatori vogliono. Le imprese, in fondo, offrono alle persone i beni che desiderano. E dopo che li hanno avuti, desiderano sempre qualcosa di nuovo e migliore. In questo modo, l’obsolescenza programmata è un riflesso della cultura consumistica, che le industrie sfruttano a loro beneficio.

Fondamentalmente le aziende reagiscono ai gusti dei consumatori – afferma Judith Chevalier, professore di finanza e di economia presso la Yale University.

Penso che ci siano dei sistemi che le imprese usano per ingannare il consumatore, ma anche situazioni in cui la colpa ricade sul consumatore.

Un esempio illuminante sull’obsolescenza programmata

Thomas Edison inventò le lampadine commerciali intorno al 1880. Queste prime lampade a incandescenza  si basavano su filamenti di carbonio piuttosto che sul tungsteno, che si diffuse quasi 30 anni dopo. Inizialmente, le aziende hanno prodotto e installato interi sistemi elettrici per assicurare l’illuminazione a incandescenza nelle abitazioni dei ricchi, i primi utilizzatori della nuova tecnologia. Visto che i consumatori non erano in grado però di pagare gli eventuali ricambi, le compagnie di illuminazione cercavano allora di produrre lampadine che duravano il più a lungo possibile.

thomas edison

Successivamente, con l’allargamento della base dei clienti, la lampadina divenne un bene di massa e il modello di business cambiò radicalmente. Il business basato sul modello a lungo termine scomparve perché non aveva più motivo di esistere: le imprese avrebbero guadagnato di più producendo lampadine usa e getta. E’ così che nacque il “cartello di Phoebus” negli anni Venti, in cui i rappresentanti dei produttori di lampadine a livello mondiale come Osram, l’Associated Electrical Industries del Regno Unito e General Electric (GE) negli Stati Uniti si accordarono per ridurre artificialmente le vita della lampadina a 1.000 ore.

Modello di business usa e getta

Questa pratica si è poi diffusa a tutte le altre industrie. Per esempio, la concorrenza tra General Motors e Ford nel mercato automobilistico degli anni ’20 portò la prima a introdurre nei suoi modelli continui cambiamenti di anno in anno. General Motors divenne pioniere nel modo di invogliare i clienti a cambiare auto, a desiderare il modello più grande e nuovo. Come status sociale, per colpire le persone che vivevano nel loro ambiente sociale. E questo divenne un modello di business per tutta l’industria.

L’esempio delle parti di ricambio degli smartphone

Sotto varie forme, l’obsolescenza programmata ancora oggi esiste eccome. Parti fragili che si rompono, per consentire riparazioni con utilizzo di prodotti di ricambio, oppure aggiornamenti estetici che coinvolgono le versioni più  vecchie dei prodotti. Smartphone che devono essere sostituiti ogni paio di anni, in quanto la vita della batteria si esaurisce e gli aggiornamenti software non vengono più rilasciati.

I produttori sanno bene come mantenere aperto il portafoglio dei clienti. Prendiamo gli smartphone. Questi telefoni spesso devono essere sostituiti dopo un utilizzo di un paio di anni. Schermi o pulsanti che si rompono, le batterie che si esauriscono o i sistemi operativi e le applicazioni che non possono improvvisamente più essere aggiornati. E la soluzione c’è sempre: nuovi modelli di cellulari, pompati dal marketing ogni anno  come “i migliori in assoluto”.

L’esempio dei chip delle cartucce per stampanti

Facciamo un altro esempio di obsolescenza programmata, l’esempio delle cartucce per stampanti. Microchip e sensori di luce possono disattivare una cartuccia ben prima che tutto il suo inchiostro venga effettivamente consumato. Costringendo i proprietari a comprare nuove cartucce, anche se non ce ne sarebbe ancora bisogno. Su una scala macroeconomica, però,  il fatturato delle aziende alimenta la crescita e crea nuovi di posti di lavoro. Inoltre, la continua introduzione di nuovi upgrade e widget promuovono l’innovazione e migliorano la qualità dei prodotti.

La tecnologia che si evolve costringe i consumatori all’usa e getta

Ma la vera obsolescenza è nella tecnologia. Volenti o nolenti si deve per forza sostituire il vecchio modello. I consumatori preferiscono pagare meno uno smartphone le cui batterie, ad esempio, non durano più di due anni. Il motivo è semplice: la tecnologia sta evolvendosi così rapidamente che i consumatori non hanno interesse ad acquistare uno smartphone che tra due anni avrà batterie ancora efficienti ma un software obsoleto e non più aggiornabile.

L’obsolescenza non colpisce il mercato del lusso

I clienti sono disposti a pagare cifre elevate per i prodotti artigianali, o che sono degli status simbol, perché sanno che il loro valore aumenterà nel tempo, sono dei veri e propri investimenti.  Pensate ad un Rolex: vi durerà una vita e il suo valore aumenterà nel tempo perché è simbolo di uno status sociale.

Il futuro dell’obsolescenza

Paradossalmente, per alcune aziende  l’obsolescenza programmata è il cavallo di battaglia, nel senso che si distinguono dal resto del mercato per la durata delle loro produzioni.  Per molti prodotti ci sono consumatori esperti e in grado di sceglierli perché sanno che non diventeranno presto obsoleti.  E, infatti, esistono forze che incoraggiano i produttori a prolungarne la vita.  Anche nel mondo delle auto molto è cambiato: le cifre dei Dipartimenti del Trasporto degli Stati Uniti dimostrano che l’età media di un veicolo passeggeri sulla strada in quel paese è ora di 11 anni. Nel 1969, la cifra era di 5 anni.

Tesla e il riciclaggio delle batterie esaurite

Un approccio imprenditoriale all’obsolescenza è il riciclaggio, il riutilizzo e il ripristino.  Per esempio, Tesla, il produttore di automobili elettriche, ha intenzione di ritirare le batterie esaurite dalle auto dei propri clienti e ripristinarle per l’immagazzinamento di energia domestica.  Non solo: Tesla scaricherà e aggiornerà il software nelle auto dei suoi clienti, mentre i veicoli si ricaricheranno durante la notte. Sawhney, proprietario di Tesla, ha annunciato che l’azienda prevede di integrare questi tipi di aggiornamenti includendo anche sensori e hardware  “a prova di futuro” nel veicolo.

E’ probabilmente una svolta epocale, perché invece di vendere un modello sempre nuovo ogni anno, Tesla cambierà e aggiornerà semplicemente il software.

Sarà questo l’antidoto all’obsolescenza programmata, quello che renderà obsoleta l’obsolescenza?

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Obsolescenza programmata: teoria complottista o c’è qualcosa di vero?
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Obsolescenza programmata: teoria complottista o c’è qualcosa di vero?
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Umberto Benedetti

Ho maturato una solida esperienza di 19 anni in aziende di rilevanza nazionale e multinazionali nel settore delle vendite. Sono esperto in pianificazione e organizzazione. Ho sviluppato vaste esperienze nella comunicazione, nella gestione delle Risorse Umane e nel Problem Solving.

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